Acquerello: la storia

Intendendo l'acquerello in senso proprio, una tecnica, cioè, che utilizza colori trasparenti per la quale le diverse gradazioni tonali vengono ottenute dalla diluizione progressiva del colore fino al bianco ottenuto lavorando a risparmio – lasciando cioè il bianco della carta, anziché sovrapponendo pigmenti opachi come nella tempera –, ci si riferisce agli acquerelli di Albrecht Dürer come al momento dell'"invenzione" di questa tecnica in occidente, come ce ne dà notizia il Vasari nella Vita di Raffaello. Si parla perciò della fine del secolo XV.

Fino al XVII secolo l'acquerello, tuttavia, viene usato solo sporadicamente dagli artisti in senso stretto, mentre diviene progressivamente la tecnica privilegiata della illustrazione didattica (in particolar modo naturalistica), del disegno topografico, né vanno dimenticate le immagini che accompagnavano le cronache di viaggio (a partire dalle tavole di John White, esploratore ed artista rinascimentale inglese): casi tutti in cui questa tecnica viene utilizzata per la sua velocità, chiarezza e praticità di impiego.

In certa misura e per un buon tratto di strada, la storia dell'acquerello si intreccia con quella della stampa, giacché le illustrazioni stampate venivano spesso colorate a mano e l'acquerello, trasparente e non coprente, si presentava come il mezzo più idoneo. Nel percorso che conduce all'acquerello moderno, anche lo sviluppo delle tecniche di produzione della carta ha svolto un ruolo importante: tra il XVII e il XIX le innovazioni tecniche nella produzione della carta ne producono diffusione e minor costo.

Nel periodo intercorrente il XVIII e il XIX secolo l'acquerello diviene pratica artistica corrente, concorre a questo anche il nuovo gusto per una rappresentazione più soffusa e luminosa, il volgersi dell'interesse verso temi già tradizionalmente trattati con questa tecnica (descrizioni di paesaggio e temi legati alla natura), l'interesse per la pittura en pein air, nonché l'influenza dell'arte e della cultura orientali, che vantavano una tradizione precocissima nell'uso degli inchiostri colorati. Altro fattore importante fu certamente il diffondersi della educazione all'arte presso le classi privilegiate prima, presso la media borghesia poi, se già alla fine del Cinquecento in Inghilterra si vedeva nel Grand Tour “the final touch of education” (normalmente coronato dal viaggio in Italia), e che comprendeva la capacità di riprodurre copie di opere e paesaggi. Qualcosa fra la nota di viaggio e la prova d'artista. Come oggi si usa la fotografia, si potrebbe dire, allora si usavano penna e acquerello, tecniche veloci e materiali facilmente "trasportabili".

Sarà tra il XVIII e il XIX secolo che l'acquerello conoscerà, dunque, un periodo di grande popolarità, tra i dilettanti, certamente, come tra gli artisti professionisti. In certo senso l'acquerello divenne una delle tecniche privilegiate per quegli artisti che si volgevano allo studio della natura e del paesaggio e che propugnavano un'arte più intima e soggettiva contro la grande maniera delle accademie. Nel 1804 viene fondata a Londra la Royal Watercolour Society e qualche anno più tardi, nel 1831, la concorrente (e più democratica) New Society of Painters in Water Colours, entrambe antagoniste della Royal Academy of Arts, che perseverava nel considerare la tecnica dell'acquerello come non appropriata all'arte seria.

Arrivando ad oggi, l'acquerello che, come si è visto, possiede una sua importante tradizione legata alla illustrazione naturalistica e didattica e alla pittura di paesaggio, rimane ancora una delle tecniche più diffuse nel mondo dell'illustrazione, conservando una posizione di attenzione anche in campo artistico, assieme alle tecniche più tradizionali e alle tecniche nuove e sperimentali.